L’importanza dell’acqua alcalina

L’organismo umano per essere in equilibrio deve trovarsi in un ambiente leggermente basico: in particolare scegliendo un’alimentazione adeguata è possibile mantenere il pH del sangue fra 7,35 e 7,45: valori considerati ottimali. La tendenza però è quella di consumare cibi acidi che alterano questo pH e questo contribuisce a provocare sovrappeso e impossibilità di perdere i kg in eccesso.

E’ interessante rilevare che, pur rimanendo alcalino, il pH dell’uomo moderno è comunque più acido rispetto a quello del passato, a causa di tutta una serie di fattori, primo tra tutti i cambiamenti nelle abitudini alimentari e nello stile di vita. L’eccesso di acidità viene eliminato dal polmone e dal rene e se ciò è impedito l’acido si accumula nelle fibre di collagene che si danneggiano, l’efficienza circolatoria diminuisce ed aumenta di conseguenza la predisposizione verso condizioni di ritenzione idrica e processi infiammatori. Anche il sistema endocrino risente dell’ambiente acido: si riduce la sensibilità insulinica e si promuove la produzione di cortisolo.

Per concludere, un pH acido non aiuta i processi di dimagrimento, ma tende alla conservazione di massa grassa, alla riduzione di quella magra, a rallentare il metabolismo e ad aumentare l’appetito. Questi processi potrebbero accentuarsi con l’allenamento: infatti sia nell’uomo che nella donna, l’attività fisica intensa produce acido lattico, che comporta un ulteriore abbassamento del pH ematico. E’ proprio per questo motivo che, se ci troviamo già in presenza di cellulite, ristagno dei liquidi e/o sofferenza al microcircolo, si preferiscono metodiche di allenamento non troppo lattacide. In secondo luogo, anche l’alimentazione iperproteica – solitamente associata alla pratica del fitness – tende a diminuire il pH attraverso l’aumentato apporto di aminoacidi.L’acidosi aumenta anche nel caso di diete ipocaloriche, poichè il tessuto grasso tende a rilasciare “acidi” grassi liberi, anch’essi responsabili dell’abbassamento del pH ematico.

Per rimediare a tutto questo ci viene incontro la “Dieta del pH”, particolare regime alimentare che permette, attraverso l’assunzione di alimenti prevalentemente alcalini e di un acqua alcalina, il raggiungimento di un equilibrio acido-basico. E’ ormai assodato che un organismo che rispecchi tale omeostasi risulta decisamente più sano di uno sbilanciato.Le linee guida della “dieta del pH” prevedono l’assunzione di circa l’80% di alimenti di origine non animale, frutta e vegetali (mele, limoni, insalata, miglio, patate, mandorle, semi di sesamo, mirtilli, broccoli, bieta, carote, sedano, cavoli, fagiolini, cipolle arance, melassa e, in genere, tutta la frutta e la verdura fresca) e di un 20% di origine animale (carne, pesce, crostacei, latte e derivati), ma anche frumento e cereali. In pratica per ogni alimento acidificante se ne scelgono quattro di tipo alcalinizzante (rapporto 1:4). In certi casi l’applicazione rigorosa di questa regola – soprattutto quando si tratta di donne che praticano l’allenamento con i pesi, che desiderano raggiungere un buon tono muscolare ed una bassa percentuale di grasso – potrebbe risultare in un apporto proteico inferiore rispetto al fabbisogno reale. In questi casi si può aumentare l’assunzione di proteine, ma bilanciandola con frutta e verdura aggiuntive e bevendo un acqua alcalina.

L’acidità corporea varia nel corso della giornata! E’ molto alta nella mattina dopo il lungo digiuno notturno. Va quindi scelta un’alimentazione tamponante. Sta qui l’errore che molte persone fanno: non assumere la giusta colazione, cosicché l’acidità corporea notturna si prolunga nella giornata con effetti degenerativi sulle cellule. La bevanda della colazione è il latte parzialmente scremato, accompagnato da cereali integrali e miele per il loro potere alcalinizzante. Nello spuntino della mattina è indicata una spremuta fresca di arancia o di pompelmo per tamponare l’acidità molto attiva nella mattina. La spremuta di agrumi contiene minerali e acido citrico assai utile per controllare il pH corporeo. Le porzioni di vegetali, meglio se crudi, con cui si inizia il pranzo e la cena sono a porzione libera. È utile anche l’uso dei centrifugati di verdure dotati di alto potere alcalinizzante e protettivo contro valori elevati di pH. Il tutto dovrà essere  accompagnato da una giusta dose di acqua alcalina priva di agenti inquinanti e con un pH superiore a 7 (gran parte delle acque di rubinetto ed imbottigliate non arrivano nemmeno al pH neutro 7). Quando si beve acqua alcalina, questa sarà utile all’organismo per espellere gli acidi dai tessuti. Inoltre, i microrganismi nocivi non possono sopravvivere in un ambiente inondato da acqua alcalina!!!

L’acqua alcalina si beve proprio come una normale acqua, il sapore non cambia molto tranne per i palati più sensibili che potrebbero avvertirne la “leggerezza”; risulta più dissetante e diminuisce il senso di gonfiore che può dare un’acqua naturale. L’assunzione raccomandata è comunque lontano dai pasti e nel numero di 1 bicchiere al mattino a stomaco vuoto, 2 bicchieri nell’arco della mattinata, 2 bicchieri nell’arco del pomeriggio e 1 bicchiere prima di coricarsi.

Pubblicato dal Dott. Sbrana Andrea.